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Filippo Mondini

Psicologo Psicoterapeuta

Filippo Mondini
Psicologo Psicoterapeuta

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Formazione e percorso professionale

Mi sono laureato in Psicologia presso l’Università di Bologna nel 1998. Ho successivamente conseguito la specializzazione in Psicoterapia Integrata presso la Società Italiana di Psicoterapia Integrata (SIPI), che ha rappresentato il primo asse del mio percorso clinico.

Nel tempo, il mio interesse si è progressivamente orientato verso una comprensione sempre più profonda dell’unità mente–corpo. Questo mi ha portato a intraprendere una seconda specializzazione in Analisi Bioenergetica presso la SIAB (Società Italiana di Analisi Bioenergetica), formazione che oggi integra in modo centrale il mio lavoro clinico.

Come scrive Alexander Lowen, fondatore dell’Analisi Bioenergetica:

«Il corpo è la biografia dell’individuo»

Il lavoro corporeo permette di accedere a livelli di esperienza che spesso precedono la parola e la consapevolezza cognitiva. Emozioni, memorie relazionali precoci e modalità difensive si organizzano nel corpo sotto forma di tensioni croniche, posture e blocchi energetici. Prendersi cura del corpo significa quindi prendersi cura della storia profonda della persona.

Nel 2008 ho conseguito anche la laurea in Teologia presso il Saint Joseph Theological Institute di Pietermaritzburg (Sud Africa), un percorso che ha arricchito il mio sguardo sull’essere umano e sulla dimensione di senso dell’esperienza.

Dal 2014 sono socio APSIS (Associazione Italiana di Psicoterapia Integrata Fenomenologico-Esistenziale). Sono inoltre socio dell’Associazione Eleos, impegnata nell’intervento psicologico in ambito religioso, a sostegno di sacerdoti, religiose/i, consacrate/i e laici impegnati che attraversano momenti di difficoltà o desiderano intraprendere un percorso di formazione personale.

 

La formazione come crescita umana

Accanto alla formazione curriculare – fatta di studi, esami, titoli e appartenenze – ho maturato la convinzione che il cuore del lavoro terapeutico risieda nella crescita umana del terapeuta. Credo che lo psicoterapeuta debba diventare, prima di tutto, un esploratore di relazioni e di umanità.

Coltivare sé stessi è una condizione necessaria affinché le competenze tecniche possano essere utilizzate in modo vivo, etico e rispettoso. Nel mio processo di formazione (Bildung), hanno avuto e continuano ad avere un ruolo centrale:

·         La psicoterapia personale, individuale e di gruppo, come spazio di lavoro sulle mie fragilità, sulle ferite e sulle risorse. Tuffarmi nel mio mondo emotivo e corporeo mi ha permesso di integrare parti complesse della mia personalità e di sviluppare uno sguardo più umano, delicato e rispettoso verso la sofferenza dell’altro.

·         La riflessione clinica sulle sedute, che mi consente di cogliere continuità e discontinuità nel percorso dei pazienti e di osservare ciò che accade dentro di me nella relazione terapeutica: emozioni, sensazioni corporee, immagini, ricordi e domande che orientano il cammino condiviso.

·         La supervisione, strumento imprescindibile di crescita professionale e personale. Mi confronto regolarmente, almeno una volta al mese, con terapeuti più esperti per approfondire il senso delle relazioni terapeutiche in corso.

·         Il confronto tra colleghi, attraverso incontri mensili dedicati a tematiche cliniche di comune interesse.

 

Esperienze in contesti di marginalità

Il lavoro in situazioni di marginalità e conflitto mi ha insegnato l’importanza del contesto, della dimensione sociale e politica del cambiamento. Ho lavorato nelle baraccopoli di Pietermaritzburg (Sud Africa) e a Castel Volturno, dove ho coordinato il centro per minori La Casa del Bambino.

In queste esperienze ho compreso come la relazione d’aiuto debba essere una relazione “debole” e non coloniale: aiutare significa camminare al ritmo dell’altro, ascoltarne le istanze autentiche e, soprattutto, rispettarne profondamente la libertà.

 

 

 

Corpo, esperienza e vita

Nel mio lavoro clinico la dimensione corporea occupa un posto centrale. Il corpo non è un semplice contenitore della psiche, ma il luogo in cui l’esperienza prende forma: emozioni, relazioni, traumi e desideri si inscrivono nella struttura corporea e nel modo in cui una persona respira, si muove, si tiene nel mondo.

L’Analisi Bioenergetica mi ha permesso di comprendere come molte esperienze che definiamo spirituali non nascano da un’elaborazione intellettuale o da un sistema di credenze, ma da un contatto profondo con il corpo vivo. Radicamento, apertura emotiva, vitalità, capacità di sentire piacere e dolore sono esperienze corporee che possono aprire a vissuti di senso, di connessione e di pienezza.

Come scrive Alexander Lowen:

«Più una persona è radicata nel proprio corpo, più è in contatto con la realtà e con il senso della propria vita»

In questa prospettiva, la dimensione spirituale non è separata dal corpo né sovrapposta ad esso, ma emerge dall’esperienza incarnata. È un movimento che nasce dal basso, dal sentire, dal respiro e dalla possibilità di abitare se stessi in modo più pieno e autentico.

 

Attività clinica

Psicoterapia individuale

La psicoterapia individuale mira a ristabilire il dialogo interrotto con l’alterità e con se stessi. Il terapeuta si offre come persona dialogante e accompagna, con delicatezza, l’altro nell’esplorazione del proprio mondo emotivo, corporeo, immaginativo e razionale. La terapia è un processo di crescita integrata dell’intero essere umano.

Psicoterapia familiare

La famiglia può diventare uno spazio di comprensione delle dinamiche relazionali, dei giochi di potere, delle alleanze e della funzione dei sintomi. Il percorso terapeutico accompagna la trasformazione della famiglia da luogo che ammala a spazio di ascolto reciproco e crescita.

Psicoterapia di coppia

La terapia di coppia esplora il funzionamento del noi: gli incastri disfunzionali, le modalità relazionali cristallizzate e le possibilità di cambiamento. L’obiettivo è favorire il dialogo e valutare se e come ricostituirsi come coppia.

Psicoterapia di gruppo

La psicoterapia di gruppo offre un’importante opportunità di crescita umana e psicologica. All’interno di un piccolo gruppo, nel rispetto della privacy e della riservatezza, ciascun partecipante può osservare e comprendere i propri vissuti e le modalità relazionali. Il gruppo è uno spazio privilegiato per rispondere alla domanda: come vivo e come sto nelle relazioni? Gli incontri si svolgono generalmente ogni quindici giorni.

Psicologo palliativista

Nelle cure palliative, lo psicologo si occupa di migliorare la qualità della vita del malato nella fase finale dell’esistenza e di sostenere i familiari. In questo contesto la cura psicologica assume un valore primario. Il termine palliativo deriva dal latino pallium, che significa mantello, protezione.

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