
Oikos Pesaro
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un angolo di letture





IN PRINCIPIO ERA IL NO
(Gennaio 2026)
Tutti nella vita dobbiamo decidere se vogliamo vivere nella dimensione del dovere o in quella del piacere, in quello che i nostri genitori ci hanno insegnato o in ciò che da adulti sentiamo di buono per noi.
Il Piacere è una direzione fondamentale dell’esistenza. Potremmo dire che è un orientamento primario della vita: ogni organismo si espande verso ciò che promette piacere e si ritrae di fronte a ciò che minaccia dolore. Questa dinamica, apparentemente semplice, diventa il fondamento della salute psicocorporea.
Quando un bambino si protende verso i genitori lo fa perché sente in loro una promessa di piacere — calore, nutrimento, contatto, riconoscimento. Ma gli stessi genitori che possono dare piacere possono anche ferire, deludere, punire. È da questa ambivalenza che nasce l’ansia: l’organismo riceve contemporaneamente un impulso espansivo (avvicinarsi) e un segnale di allarme (ritrarsi).
Per potere vivere una vita orientata al Piacere è necessario sapere dire NO.
Il piacere è collegato con l’autenticità. Per essere autentica una persona deve sapere cosa sente ma se i sentimenti vengono repressi il suo comportamento si uniformerà alle idee che le sono state insegnate. Perdere il contatto con il sé corporeo porta all’autoinganno. Per recuperare l’autenticità è necessario recuperare la fiducia nei suoi sensi.
Una logica conseguenza dell’autenticità è la capacità di dire No e di mettere confini: chi è in contatto con sé sarà anche in grado di dire No senza sentirsi in colpa. Più mi affermo e più sarò in grado di essere consapevole; affermazione e consapevolezza costituiscono un circolo virtuoso. Quando il diritto del bambino ad autoaffermarsi viene negato, si crea un individuo obbediente e buono che perde la capacità di pensare a sé stesso. Il NO funziona come una membrana psicologica:
Impedisce all’individuo di essere sopraffatto da pressioni esterne.
Permette di discriminare tra le richieste e i tentativi di manipolazione.
Controlla l’impulsività esagerata perché chi dice No agli altri può dire No anche ai propri desideri se necessario.
Definisce i confini dell’Io.
La capacità di dire No richiede una consapevolezza profonda del proprio mondo interiore.
Più sarò connesso, più sarò consapevole di ciò che mi procura piacere e più saprò allontanare ciò che non sento come buono per me. In questo senso il piacere favorisce anche l’esplorazione e la conoscenza. Collegato a questo è anche il senso del gusto: conoscere ciò che mi piace e che non mi piace è la base della conoscenza, del piacere e della critica.
Dovremmo con piacere ri-contattare quel grido che urla NO e che abbiamo tenuto sopito per troppo tempo!
Filippo Mondini